A Bologna il Milan di Allegri lancia un segnale forte e chiaro all’Inter: ci siamo.
I rossoneri non perdono dalla prima giornata e hanno conquistato 50 punti dopo 23 giornate, ma chi era al Dall’Ara racconta di un Allegri molto arrabbiato, soprattutto dopo il sigillo di Rabiot che di fatto ha chiuso il match.
Tante urla e decibel altissimi per tenere alta la tensione della squadra, perché Allegri parla sempre di quarto posto ma in fondo alla rimonta sull’Inter ci crede e sa perfettamente che questa squadra rende al meglio solo se è sul pezzo, se è concentrata al 100%, se rimane con la testa sulla partita su ogni episodio e su ogni pallone.
Anche sullo 0-3, soprattutto sullo 0-3, non si deve mai abbassare la tensione perché per puntare davvero al titolo bisogna restare ben saldi coi piedi per terra e solidi nella mentalità.
Se non perdi mai, hai buone probabilità di arrivare a fine stagione con qualcosa di importante in mano. Lo dice la storia del campionato italiano.
C’è l’eccezione del Perugia di Castagner, che nel 1978-79 concluse al secondo posto pur rimanendo imbattuto. Altro secolo, altro calcio.
In epoche più recenti, una stagione con una sconfitta o zero sconfitte ha sempre significato scudetto. Il Milan fino a questo momento ha perso solamente alla prima giornata in casa contro la Cremonese. Ha 5 punti di ritardo dall’Inter capolista, è vero, ma c’è ancora uno scontro diretto tra le due, che l’8 marzo potrebbe rendere questa distanza nettamente più ridotta.
Il Milan non perde mai perché è una squadra veramente forte. Al di là della sterile polemica sul “risultatista” Allegri e sulla sua attitudine a vincere le partite con il minimo scarto, il blocco centrale è costruito alla perfezione. Per blocco centrale si intende la linea dei tre difensori a cui va aggiunta quella dei tre centrocampisti centrali. Nella fattispecie De Winter (ma ovviamente vale anche per Tomori), Gabbia a Pavlovic in terza linea, Fofana, Modric e Rabiot qualche metro più avanti. Da quel blocco non si passa, c’è poco da fare. C’è un mix perfetto di forza fisica, di tecnica, di intelligenza tattica. La partita di Bologna è stata la dimostrazione di questo teorema. Il Bologna normalmente è una squadra che fa soffrire le grandi, in questo caso l’unico a uscire dallo stadio con il mal di testa e la prospettiva di avere incubi è stato Vincenzo Italiano. Mai pericolosi i suoi attaccanti, mai pulite le trame nella metà campo rossonera.
Vincere senza attaccanti è un’ulteriore dimostrazione di forza.
