Rivoluzione?

Dopo l’ennesima sconfitta si pone il problema di rincominciare. Cambierà qualcosa?

E adesso?

Questa è la domanda che tutti si fanno, per la quale tutti hanno una risposta che pensano sia quella giusta, ma nella realtà dei fatti difficilmente si potrà mai cambiare qualcosa.

I più titolati commentatori da Caressa a Criscitiello puntano il dito su Gravina, come è ovvio che sia, senza ricordarsi però che se “quello” è lì è perché è stato votato con una maggioranza Bulgara alle scorse elezioni in Federazione e che se chi è protagonista del nostro panorama calcistico esprime in questo modo la sua volontà … di speranze non ce ne sono molte.

Rifondare il calcio nazionale è un impresa difficile vista la gestione. Ognuno, anche giustamente, pensa al suo orticello, a far quadrare i propri conti e del resto in fondo chissenefrega.

La Nazionale è un quasi inutile orpello, una distrazione dagli obiettivi principali, anzi dall’unico obiettivo quello di portare a casa più soldi possibili spendendo il meno possibile.

Si è vero ci sono pochi giocatori italiani che giocano in serie A, ma perché va in questo modo?

La risposta è anche semplice.

Prendete una squadra qualunque, sia che lotti per il titolo che per la salvezza, alla terza partita che perde con una classifica compromessa si ritrova in ordine in questo modo: tifoseria in subbuglio, media che seguono l’onda popolare criticando senza tregua da una parte e dall’altra dirigenze spesso inadeguate e spaventate che pur di non ritrovarsi in questa situazione sarebbero disposte ad un patto con il diavolo.

Se poi ci aggiungiamo bilanci rossi da paura gravati da ingaggi, premi alla firma e procuratori dalle richieste folli, il gioco è praticamente fatto. La soluzione è quella di andare a trovare interpreti mediocri all’estero pur di trovarsi in mezzo alla bufera.

La Juventus è un esempio emblematico . Ha tentato la rivoluzione, purtroppo sbagliando il Leader e da li in poi una serie di rifondazioni incredibilmente inconcepibili fatte di allenatori e giocatori inutili pagati carissimi.

Puoi avere un Vlahovic che guadagna certe cifre che non se ne vuole andare e che esige fino all’ultima Dracma il suo ingaggio concessogli dopo, probabilmente, aver bevuto troppi Spritz? Puoi comprare giocatori come Openda e David? Puoi avere in squadra mezzi giocatori con ingaggi da paura?

No è l’unica risposta.

Ma la Juve è solo un esempio perché chi più o chi meno sono tutti nella stessa situazione, dal Milan al Lecce facendo le debite proporzioni. Guardiamo il Napoli che si ritrova un giocatore pagato e strapagato che dopo aver fatto un campionato in poltrona da infortunato ora si rifiuta di tornare.

Un sistema impazzito.

Quando sentiamo Gravina che alla richiesta di dimissioni dice di esserci abituato, dopo mezzoretta dalla sfacelo, abbiamo qualche speranza?

Adesso forse, il Presidente dell’Inter Club Montecitorio, incidentalmente Presidente del Senato ci proporrà un Referendum sul numero minimo degli italiani in campo, supportato dal grido l’Italia agli italiani di Salvini e ci renderemo conto così di non avere più speranze.

Ecco però inizieremmo da qui: tetto salariale, percentuale fissa (10%) ai procuratori, zero premi alla firma, e almeno 10 italiani in rosa con un numero minimo di presenze obbligatorie.

Non sarebbe una rivoluzione ma almeno un inizio.

Redazione

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