Il rapporto fra i due ha fatto discutere tutto il mondo sportivo.
Il Mondiale sarà ricordato anche per il rapporto tra Infantino e Trump. Che la Fifa e il Paese organizzatore, in questo caso gli Stati Uniti, abbiano rapporti stretti e cordiali è normale, anzi è perfino una buona cosa che sia così.

Ma qui si è andati oltre.
La squalifica congelata di Balogun, su richiesta di Trump, ha ricordato le edizioni peggiori dei Mondiali, che non hanno mai brillato per essere una competizione immacolata.
I favoritismi alle squadre dei Paesi ospitanti hanno costellato la storia della Rimet prima, del Campionato del mondo poi. Fortunatamente questa bizzarria di Balogun non ha inciso sul risultato finale, perché gli Stati Uniti sono stati talmente deludenti che nemmeno Trump ha potuto compiere il miracolo di farli arrivare in finale come sognava lo spot, peraltro molto bello, della Fox.
Infantino penalizza L’Europa appena può (come il suo mentore Donald), cioè sempre, preferendo di gran lunga i ricchi Paesi arabi e i numerosi Paesi africani. I primi hanno i soldi, i secondi i voti. Un sistema, questo di Infantino, che funziona in questa maniera da tempo.
Donald e stato costretto a premiare chi ha vinto, cioè il paese più criticato dal presidente americano per la mancanza di aiuto in Iran e per l’insufficiente spesa per la Difesa, al punto da minacciare di tagliare i commerci con il Paese (salvo poi fare marcia indietro).
La stretta di mano di Trump con il premier spagnolo Pedro Sanchez ieri nella tribuna d’onore, era stata comunque calorosa quanto quella con il Re Felipe e consorte ma la beffa sono le parole di Sanchez, interrogato dai giornalisti sul fatto che Trump avrebbe consegnato la coppa, aveva risposto: “Più che chi la consegna, quel che conta è chi la riceve“.

Alla fine ha dovuto premiare anche Yamal che probabilmente avrebbe voluto affidare all’ICE, lui spagnolo figlio di africani e ben sappiamo come la pensa … ma alla fine sappiamo anche bene che lui del resto del mondo se frega.
Trump si era dichiarato neutrale, salvo poi aggiungere che è «difficile scommettere contro Messi» e che l’Argentina è un Paese «amico» e «ha fatto un lavoro fantastico». Come al solito diciamo che Donald non porta benissimo.
Per la prossima edizione i desiderata di Trump sono Usa & Cina come paesi ospitanti e visto il format a venire forse sarebbe persino meglio.
I Mondiali di calcio del 2030 rappresenteranno un’edizione storica e senza precedenti per celebrare il centenario della competizione nata nel 1930 in Uruguay, con ulteriori innovazioni rispetto all’ultimo: la FIFA si appresta a valutare anche la possibilità di un ulteriore ampliamento alle partecipanti, che potrebbero passare dalle attuali 48 a ben 64 Nazionali.
Sarà un torneo iridato che si svilupperà per la prima volta in 3 continenti e 6 nazioni differenti: Europa, Africa e Sudamerica coinvolte attraverso i Paesi ospitanti che sono Spagna, Portogallo e Marocco.
Per onorare il centenario della prima Coppa del Mondo, la FIFA ha deciso che tre nazioni sudamericane ospiteranno almeno una singola partita celebrativa a testa all’inizio del torneo. In particolare, l’Uruguay avrà l’onore della primissima partita in assoluto che si terrà nello storico Estadio Centenario di Montevideo, dove si giocò la finale del 1930. Poi, l’Argentina e quindi il Paraguay.
Tutte e sei le nazioni ospitanti (comprese le due europee e la nordafricana) sono già qualificate di diritto alla fase finale.
