Red Bull nella bufera

Christian Horner ha le ore contate come Team Principal.

Pare proprio che siamo agli sgoccioli, e che domani potrebbe essere l’ultimo giorno di Christian Horner in Red Bull.

La fine di un’era prima ancora di iniziare la stagione numero venti della scuderia e per l’uomo che l’ha creata, ma che ora sembra non essere più degno di restare al suo posto, nonostante la primogenitura, nonostante i successi.

L’esito dell’inchiesta interna per i presunti “comportamenti inadeguati” di Horner nei confronti di una dipendente non sono ancora stati resi noti. Ma è ovvio che, trattandosi della squadra campione e dominatrice, il tema abbia tenuto banco come e più dei tempi in pista. 

Le voci all’interno del Paddok sono inequivocabili, non si discuteva nemmeno dell’eventualità o meno del suo allontanamento, quanto di come saranno gli assetti del team.

Questa storiaccia però ha anche dei lati oscuri in perfetta Spy-Story dove vale tutto e l’incontrario di tutto e le congetture si sprecano a seconda dello schieramento. Dire che dentro il team ci siano due anime è semplificare le cose.

Ricordare le prese di posizione piuttosto dure di Horner dopo le ultime uscite non proprio politically correct di Helmut Marko: “Perez è sudamericano, fatica a concentrarsi” è già qualcosa di più concreto.

Insomma per semplificare le cose Verstappen e Marko da una parte e Horner dall’altra hanno spaccato in due i Team su ogni tipo di scelta: motori, seconda squadra, seconda guida e tutto quello che riguarda la gestione.

Ora, se davvero sullo sfondo dell’allontanamento di Horner c’è anche solo una parte di questi retroscena lo si capirà dalle scelte per sostituirlo. Pare assodato che non ci sarà un unico Team Principal, ma piuttosto uno schema tipo McLaren, una persona al muretto e un AD che ci mette la faccia … intanto la Red Bull nelle prove continua a volare.

Redazione

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